RACCONTO DI VIAGGIO – DELHI E RAJASTHAN – PREMESSA

ESISTE E NON VOGLIO IGNORARLO


Non avevo nessuna aspettativa specifica su questo viaggio.

Mi sento psicologicamente lontana da qualsiasi disciplina o filosofia orientale ed ero abbastanza conscia che l’esperienza non mi avrebbe dato nulla di spirituale, da un punto di vista, come dire, ascetico e purificatorio dal superfluo. Perché, diciamocelo, lo spirito, che poi è la mente, il cervello, la capacità del tuo pensiero di vedere oltre quanto ti si presenta immediatamente sotto il naso, lo coltivi in modi diversi e differentemente efficaci a seconda di ciò che ti caratterizza, di quello che ti accende l’attenzione e ti innalza il livello di adrenalina.


Insomma, ero sicura: non avrei provato nessuna ascesi dell’anima, nessun riscatto dalla volgarità occidentale che mi avvolgesse in una mistica aura di rinnovamento spirituale.


Ma ero sicura di trovare quello che volevo comunque riportare a casa: sorpresa, meraviglia, shock, consapevolezza, quella che sopraggiunge superato l’impressionante che ti aggredisce e stordisce: sì, ci sono persone che vivono così; sì, ci sono persone che vivono in un sistema completamente folle, che per sopravviverci devono andarci in assonanza in qualche modo.

Esiste e non voglio ignorarlo.


C’è stato chi, dal proprio divano, mi ha detto che per certe realtà esistono i documentari, guardandomi dal piedistallo di una presunta cultura conquistata a colpi di cervellotici intellettualismi elaborati in edulcorati ambienti decadenti, traboccanti opere d’arte e libri (cosa che peraltro su di me suscita un certo effetto, ammesso si tratti del punto di partenza che accresce il desiderio di andare oltre).

Ma ignorante resta chi parte dall’assunto, assurdo, di non esserlo.

Io parto dall’assunto, sempre, di esserlo profondamente, e mi nutro di esperienza, anche degli altri, grazie all’ascolto.

E non è che devi saltare su un aereo e arrivare fino in India per esserlo meno. Ascoltare e capire cosa qualcun altro si riporta a casa può scuotere qualche neurone e aprirti al diverso da te.

Il contatto, la presenza fisica, reale, in carne e ossa, è una forma di comunicazione diretta ottenuta attraverso la vicinanza e che deriva dal desiderio di capire, di comprendere, anche laddove è difficilissimo se non impossibile. Quel desiderio di capire germoglia in una forma di interesse anche per chi ha incrociato il tuo sguardo, quello di occhi provenienti da un mondo lontano dal suo.

È tutto qui: nessuna pretesa di fare qualcosa per nessuno.

Perché le persone che fanno certe scelte di viaggio si devono sentir dire anche “cosa fai per loro?” Nulla, metto solo me stessa sul piano dello scambio, guardando dritto negli occhi qualcuno che si incrocia lungo il cammino.

La risposta è stata a sua volta una domanda: scusa, ma tu fai qualcosa per qualcuno? Risposta: no. E allora perché vieni a dire a me che devo fare qualcosa? Silenzio.


Che poi si faccia o non faccia qualcosa, il punto è cosa c’entri con una esperienza di viaggio che si sceglie per se stessi e per la quale non dovrebbe essere di default sottoposto a giudizio.

Le foto che condividerò sono forti.

Una persona mi ha detto disgustata che la povertà di Cuba (aveva visto le foto di un mio viaggio precedente) ha una dignità.

Impari, grazie a questa persona, che ci sono povertà senza dignità e povertà con dignità. Di interi popoli. Di cui ovviamente neanche conosci nulla.

Insomma, quello che davvero non immaginavo è quanto un viaggio sul quale io non nutrivo nessuna pretesa particolare, rispetto al semplice fatto di andare dall’altra parte del mondo a vedere che diamine ci sta, potesse suscitare un tale nugolo di frasi fatte quali:

“troppo terzo mondo per me”;

“che casino, che schifo”;

“che meraviglia, chissà quanta spiritualità”;

“un viaggio dell’anima, sublimazione dell’esistenza”.

Ecco, io, veramente, sono solo andata a vedere qualcosa in Rajasthan e a Delhi.

Quel pochissimo che ho potuto vedere era per me inimmaginabile e sono contenta per questo di averlo fatto.

Non sono tornata che galleggiavo nell’aria né disgustata da alcunché, ma ho lavorato su una cosa davvero meravigliosa per me che si chiama consapevolezza.

LE FOTO E ALCUNI VIDEO CHE CONDIVIDERÒ SONO FORTI. SE AVETE PRECONCETTI SUL VIAGGIO CHE IO HO SCELTO DI FARE E NON VOLETE AVVICINARVICI O NON NE SIETE CONVINTI, NON LEGGETE.

Credo di essere stata sufficientemente chiara ed esaustiva.

Se volete accompagnarmi nel ripercorrere ciò che ho visto e provato, ne sono solo felice e siete ben venuti, nella intro, nella parte I, probabilmente la più pesante, e nelle successive, che riservano anche tanta altrettanto incredibile poesia e bellezza.

2 commenti

  1. “desiderio di capire, di comprendere, anche laddove è difficilissimo se non impossibile”=definizione di “intelligenza” nella sua forma più completa x me..quello che mi lascia esterrefatta, più di ogni altra cosa, è la tua disponibilità alla condivisione nonostante il vissuto narrato…ci vogliono dei veri “attributi”per approcciarsi alla vita,al mondo e a questa umanità come riesci a fare tu

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