DELHI E RAJASTHAN – PARTE QUINTA – PUSHKAR

L’inimmaginabile


Sono arrivata alla parte più complicata del racconto, del mio racconto, della mia esperienza.


La verità è che Pushkar ancora la sto elaborando.


Il lago è sacro per gli induisti.

Intanto tocca aprire una parentesi sull’induismo.

Se siete preparati, per voi saranno quattro sciocchezze già note. Ma per me sono state invece una scoperta perché di alcune particolarità non avevo assolutamente idea.


Circa ottocentoventisette milioni di persone in India sono Indù, ovvero l’85% della popolazione. Che dire… la mia guida parla di “popolarità”, aggiungendo che, nonostante questa popolarità, sia estremamente difficile da comprendere per noi occidentali.

Intanto, l’Induismo non ha un testo sacro per eccellenza, non ha dogmi, non richiede che i fedeli si rechino in qualche tempio, né di seguire determinati rituali, non ha un unico profeta.

A complicare il tutto si aggiungono le idee sulla reincarnazione.


Le prime forme di culto comparvero prima della civiltà dell’Indo, successivamente sono state tramandate oralmente finché nel 550 a.C. non sono comparse in quattro testi vedici, compilati in antico sanscrito.

Testi successivi hanno quindi inserito il concetto di Karma e dato potere ai Bramini.


Il concetto dello spirito che conquista o perde passi attraverso le generazioni in virtù delle azioni della persona mi trasmette angoscia, ma non per il percorso complesso che compie, proprio per il punto di arrivo.


Mi spiego: lo spirito deve perseguire una forma di rinascita attraverso vari gradi di sofferenza e desiderio finché l’anima non viene liberata quando raggiunge il nirvana, l’annientamento dell’identità personale, o il maksha, la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni.


Durante e dopo il periodo Gupta classico, 319-467 d.C., presero forma elementi essenziali dell’Induismo: il bhakti, amore devoto, emotivo e totalizzante verso una divinità, e l’iconolatria.


Si svilupparono rituali sempre più elaborati e lunghi e lunghissimi furono i poemi epici volti alla comprensione del credo, come il Ramayana e il Mahabharata. Il secondo comprende una discussione tra Krishna e Arjuna sull’essenza della teoria indù: la teoria del Karma e la lotta dell’uomo per l’amore, la luce e la redenzione.


Ora, già da queste poche informazioni, risulta a noi incredibile come si sia sviluppato l’induismo e abbia preso così piede.

Eppure, con l’andare avanti dei secoli, ha pervaso la vita delle persone al punto da entrarvi e regolamentarla oggi in modo assolutamente invasivo e su tutti i fronti.


I pellegrinaggi verso la divinità prescelta sono continui e una dipendenza.


La trinità principale è formata da Brahma (la forza creatrice), Shiva (l’energia, la forza distruttrice) e Vishnu (la forza conservatrice).

E poi ci sono le caste. I matrimoni sono combinati all’interno della stessa casta e portano le famiglie a indebitarsi per la dote.


Agli intoccabili non è consentito accedere nei templi, sebbene possano arrivare a raggiungere anche alte cariche pubbliche e nel privato (vedi link del 2017, di seguito riportati).

https://www.ilsole24ore.com/art/l-india-sceglie-dalit-come-nuovo-presidente-AEXakN0B?refresh_ce=1

https://www.ilpost.it/2017/07/21/presidente-india-ram-nath-kovind-intoccabili/


Mi sono chiesta quanto sia lontana da questo mondo e la risposta è stata netta e chiara, priva di ipocrisie: infinitamente lontana.

Sono un’occidentale, decisamente tutta occidentale.

Ma quanto sono sempre stata definita empatica e sensibile? Uff! E quindi, mi sono detta, cosa ti impedisce, ora, di provare a entrare quantomeno in sintonia con tutto questo?

Ma, ancora, mi sono risposta: una infinità di cose e, lo ammetto, tanti paletti.

Tocca lavorarci: qualcuno posso provare a smontarlo o almeno a spostarlo.

Cosa ha affascinato tanto gli occidentali che hanno abbandonato tutto per trasferirsi in India e diventare induisti?

Il pensiero di uscire dal sistema. Ma di fatto, a me sembra, per entrare in un altro.


Non ho conosciuto nessun occidentale che abbia abbandonato tutto per diventare induista o seguace di krishna, ma ho conosciuto diversi occidentali che hanno aderito al Buddismo e proprio questo inizialmente mi ha allontanato da questa filosofia.


Questo perché il senso di superiorità con cui queste persone ti guardano dall’alto verso il basso per indicarti che sei tu che non comprendi assolutamente nulla mi nausea almeno quanto quello di un bigotto cristiano contro l’aborto.


Ricordo distintamente che una di queste persone, a proposito di un collega che continuava a farmi delle scorrettezze gravi per invidia e gelosia, mi disse, con aria pervasa da finto misticismo, che il collega era una brutta persona per me, ma ci saranno state tante altre persone che lo trovavano meraviglioso.
Alla faccia del prendere posizione.

Poi ho capito, quando ho iniziato a viaggiare in Asia, quanto la deformazione degli occidentali di un credo non loro per speculazioni personali e ipocrite argomentazioni buoniste verso altri sia una cosa da cui stare lontani senza per questo evitare di avvicinarsi e conoscere mondi così lontani dal tuo, e filosofie e religioni, e magari creare connessioni, con umiltà e onestà.

La mia connessione sta in una frase chiave: loro non danno importanza alle stesse cose.

Annientamento della identità personale, il Nirvana… Per una persona il cui motto è “prendi posizione” è davvero dura da digerire.


Devo entrare in una dimensione diversa e capire che se determinate cose perdono completamente di importanza, addirittura (cara Laura…) non hai necessità di prendere posizione.


Io non lascio mai andare nulla. Le idee, la morale, la disciplina, il senso del dovere, la giustizia… hanno una importanza assoluta e centrale nella mia vita.

Eppure a volte sento che quanto mi feriva una volta non lo fa più e che le cose che ieri erano importanti e mi facevano disperare oggi non lo sono più. E quelle cose sulle quali fino a ieri giuravo a me stessa di ribaltare situazioni, quindi di prendere posizione, oggi incredibilmente non mi interessano più.

Oh myyyy…


Il problema non è riconoscere il bene e il male, ma quando riconoscere sia necessario discernere il bene dal male.

E se centro me stessa in una delle situazioni in cui questo non è necessario, allora arrivo a comprendere che non ho bisogno di prendere posizione e che potrei evaporare come in un sogno, planare come un granello di polvere su un petalo di niente… purificarmi e raggiungere il Nirvana? Chissà.

Questo gioco mi appassiona: sì, voglio continuare a esplorare e conoscere, voglio per tutta la vita specializzarmi nello straordinario gioco delle connessioni con tutto ciò che paradossalmente non mi appartiene e non mi apparterrà mai ma che mi arricchirà.

Perché Puskar ha rappresentato tutto questo? Per la semplicità con cui entrano con i vestiti nell’acqua stagnante e sporca del lago, sorridenti e luminosi, tutti.

Perché i santoni hanno i capelli sporchi, con le ragnatele, e un sorriso bellissimo.

Perché al lago sacro le ragazze sono vestite e truccate come piccole dee spuntate fuori dai desideri di una bambina di sette anni che ha letto la fiaba “come il figlio del Raja conquistò la principessa Labam”.

E perché tutto questo messo assieme mi è apparso bello come un miracolo, perché lo è tutto insieme un miracolo… Un miracolo intriso di sporcizia di cui importava solo a te e ora magari un po’ meno.

Ma la verità è che Pushkar ancora la sto elaborando e forse continuerò a farlo per il resto della vita.

6 commenti

  1. Bellissimo immergersi in questa pagina… è un bagnarsi di luce che illumina riflessioni, anche non cercate, con la mente libera… o che cerca di esserlo.

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