DELHI E RAJASTHAN – PARTE SETTIMA –JODHPUR

Possanza e gioco: magia! (1/2)


Mehrangarh Fort 


In un posto come Mehrangarh Fort non ero mai stata e, ancora una volta, sono rimasta sopraffatta.

Devo ribadire che la storia dell’India è davvero un rompicapo.

Ricordate quando vi ho parlato di Amber Fort e ho ammesso di iniziare a “rompermi la testa” nei rapporti tra i Rajput e i Mughal?


Bene, siamo arrivati a Jodhpur ed eccoci entrare in contatto con un altro pezzo importante di storia: Il Mehrangarh Fort per oltre cinque secoli è stato la sede del clan Rajput dei Rathore.

Alla fine del XII secolo, molti principati Rajput furono sconfitti dagli invasori afgani.


Questo portò alla disgregazione e alla migrazione di clan di Rajput.


I Rathore si insediarono a Pali nel Marwar.


Il Marwar è oggi una regione del Rajasthan che corrisponde appunto allo Stato sorto nel 13° sec. a opera del Rajput Rao Chand, che scelse Mandore come capitale.


Nel 1459 Rao Jodha (1438-89) cominciò a costruire un forte in un nuovo sito a sei miglia a sud di Mandore, su una roccia isolata con una elevazione più elevata e con migliori difese naturali: nacque Jodhpur, nota anche come la “Città Blu”, colore delle abitazioni che originariamente dovevano distinguersi per essere quelle dei brahmini.

PICTURE BY MANFRED_SOMMER – India – Rajasthan – Jodhpur – Rao Jodha
Rao Jodha (28 March 1416 – 6 April 1489) was an Indian ruler of Mandore in the present-day state of Rajasthan. He was the son of Rao Ranmal (Ranamalla) of the Rathore clan. He is known for founding the city of Jodhpur in 1459, and rao bhrahmbhatt is clan of rao jodha.

“Al suo apice l’impero Marwar si estendeva su un territorio vasto circa 1 milione di km².”


“Il forte è stato chiamato Mehrangarh, che significa “forte del sole” – in riferimento alla mitica discesa del clan dal dio del sole Surya.”


“Marwar giunse all’apogeo sotto Rao Maldeo (1532-69), ma nel 1561 divenne tributario dei Mughal, con cui strinse alleanze matrimoniali.”


“Dopo la morte di Jaswant Singh, nel 1679, Aurangzeb ne tentò l’annessione e la conversione all’islam.”


Ricordate quando a proposito di Amber Fort vi ho raccontato di Jai Singh I, che fu Raja di Amber e capo dei Rajput Kachhwaha. La sua carriera militare abbracciò l’intero regno di Shah Jahan e il primo decennio del regno di Aurangzeb.


E ancora vi ho raccontato che la figura di Aurangzeb è abbastanza controversa per gli storici. Da un lato sembra che l’Imperatore fosse molto religioso e che seguisse rigidamente l’islam e la sharīʿa e che fosse anche estremamente duro con i non musulmani, dall’altro invece altri studi portano ad osservare che l’Imperatore costruì molti templi induisti, spese tanto per il mantenimento dei templi e impiegò significativamente più indù nella sua burocrazia imperiale di quanto non fecero i suoi predecessori.

Abū Muẓaffar Muḥyī al-Dīn Muḥammad, noto come Aurangzēb (in persiano اورنگ‌زیب‎, da aurang, “trono” e zīb, “bellezza”, “ornamento”), e col nome regale ʿĀlamgīr I, ovvero “Conquistatore del mondo” (Dahod, 3 novembre 1618 – Ahmednagar, 3 marzo 1707), fu il sovrano musulmano dell’Impero Moghul dal 1658 al 1707.
Immagine dal web

Aurangzēb morì nel 1707, data che segna la fine del Medioevo indiano e l’inizio della sua età moderna, caratterizzata dallo sciacallaggio della CIO (Compagnia delle Indie Orientali).

Ma, prima della disfatta, torniamo ai Mughal e ai Rathore!


I Mughal cercarono di sottomettere gli stati di Rajput come i Marwar e i suoi vicini nel Rajasthan, ma non volevano sradicarli.


I governanti indiani più conosciuti preferivano offrire condizioni di alleanza sussidiaria: servire l’impero, e mantenere il controllo sulle terre ancestrali.


“Le quattro generazioni successive di governanti di Marwar, tra il 1581 e il 1678, accettarono questa sfida e divennero fedeli alleati e in pratica feudatori dell’impero.

Ma per decenni, sia prima che dopo questa fase, la comprensione con i Mughal fu instabile e i Rathore furono ridotti a resistenza in stile guerrigliero nel loro stesso regno.”


La Treccani ci riporta che: “ai primi del 18° sec. il Marwar si alleò con Jaipur e Udaipur e riuscì a ottenere una parziale autonomia dai Mughal.“

“Nelle successive dispute fra i tre Stati Rajput, legate allo status della discendenza delle unioni matrimoniali tra le famiglie regnanti, si inserirono i Maratha,” che videro l’ultimo grande Impero induista (XVII-XIX secolo), fondato da Shivaji Maharaj, che si oppose ai Moghul e ai britannici, espandendosi su gran parte dell’India.


Nel  1818, l’impero Maratha subì la disfatta ad opera della CIO nella terza guerra anglo-maratha (1817-1818), che portò alla sua fine e all’annessione di gran parte dei suoi territori da parte della Compagnia Britannica delle Indie Orientali.”


“In quei tempi instabili (a partire dal XVIII sec.), un forte come il Mehrangarh era oggetto di grande potenza e di prestigio: non era solo una base militare, ma anche un palazzo per i governanti e le loro mogli, ma anche un centro di patrocinio per le arti, la musica e la letteratura e con i suoi molti templi e santuari era anche un luogo di culto e preghiera. Questi diversi usi si riflettono e sono visibili in molti edifici all’interno.”

“Attualmente l’attuale capo del clan Rathore è ancora custode del forte. Il  Maharaja Gaj Singh II, ha conservato gli edifici e ha sviluppato il museo come ricordo della vita dei suoi predecessori. I suoi antenati governarono lo stato di Marwar e in molte generazioni costruirono questo tesoro architettonico.”

E ora accompagnate me e queste deliziose signore alla scoperta del gioco “mi immergo nel blu?”… Skip to part two 😉

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