SORPRESE, DONI INASPETTATI!
(SEBBENE, OHIME’, NON RIESCA A PORTAR VIA UNA SOLA GONNA!)
Vi ricordate, dalla parte terza, di Jai Singh II? Salì al trono appena undicenne, con il titolo di Sawai (uno e un quarto), che lo metteva al di sopra degli altri Rajput e gli fu sostanzialmente dato dall’Imperatore Moghul Aurangzeb.
E I Rajput erano induisti… E da qui abbiamo iniziato a romperci la testa su come mai i Rajput abbiano servito imperatori Moghul.
In effetti è interessante anche scoprire che la figura di Aurangzeb sia abbastanza controversa per gli storici.
Da un lato sembra che l’Imperatore fosse molto religioso e che seguisse rigidamente l’islam e la sharīʿa e che fosse anche estremamente duro con i non musulmani, dall’altro invece altri studi portano ad osservare che l’Imperatore costruì molti templi induisti, spese tanto per il mantenimento dei templi e impiegò significativamente più indù nella sua burocrazia imperiale di quanto non fecero i suoi predecessori.
Aurangzēb morì nel 1707, data che segna la fine del Medioevo indiano e l’inizio della sua età moderna, caratterizzata dallo sciacallaggio della CIO (Compagnia delle Indie Orientali).
Non voglio perdiamo il filo con la storia, perché ogni cosa è collegata, ciò che abbiamo visto e vissuto con i nostri occhi oggi, ciò che le persone in India e in Pakistan ancora oggi cercano di ricostruire riflettendo sulle proprie origini, sulla propria storia, travagliata e frammentata, ciò che portò in passato Rajput e Moghul ad essere vicini, ciò che legò o allontanò e mise in contrapposizione induisti e musulmani.
Ciò che oggi consente ai musulmani indiani di rappresentare il 20% della popolazione e, allo stesso tempo, essere la seconda comunità islamica del mondo dopo l’Indonesia.
JANTAR MATAR

Cosa dicevamo di Jai Singh II? Che dopo notevoli prove date in guerra, coltivò i suoi interessi per la scienza e le arti…
E così fu lui a volere Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico, costruito tra il 1727 e il 1734, che ospita una collezione di strumenti giganti in pietra, progettati per misurare il tempo, seguire gli astri e tracciare le effemeridi.
Il sito è Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, rappresenta un esempio unico di architettura astronomica, include la Samrat Yantra, la meridiana in pietra più grande al mondo, e le strutture emisferiche del Jai Prakash Yantra.


L’ombra di questa meridiana si muove a un ritmo di 1 mm al secondo, permettendo di determinare l’ora locale con grande accuratezza, fino a due secondi.



Jai Prakash Yantra è costituito da due ciotole di marmo emisferico concave con un diametro di circa 55 metri. Rappresentano emisferi celesti capovolti.

Visto che siamo stati così virtuosi, dopo aver seguito attentamente la visita al parco astronomico, Paolo, il nostro meraviglioso tutor, ci ha portato in un ristorante che ha un dolce caratteristico… un piccolo pasticcino, con le rose! Buonissimissimo!!!

Ma nonostante sia una inguaribile golosa, a togliermi il fiato è stata un’altra meraviglia di Jaipur:
HAWA MAHAL, IL PALAZZO DEI VENTI
Palazzo iconico di Jaipur, sulle copertine di tante guide turistiche dell’India, tra cui la mia, della National Geographic, il palazzo fu costruito nel 1799 con quella miriade di finestrelle, per permettere alle donne della famiglia reale di osservare le feste in strada senza essere viste.
Il nome deriva dal gioco di correnti che sembra si generi tra le finestre stesse.

Il palazzo è meraviglioso, ha incantato tutti: tutti su con le teste ad ammirarlo e fotografarlo dal marciapiedi dell’altro lato della strada… nel consueto caos allucinante!
Ancora ricordo che per spostarmi dovevo fare attenzione ad eventuali gomitate che, controcorrente, potevano arrivarmi nella schiena!
Ma per me anche questo è stato fantastico, sebbene, come sempre, non quanto le persone che abbiamo incrociato dopo, tra le viuzze dei mercati.







Il problema era che avrei dovuto comprare un’altra valigia da imbarcare anche per una sola gonna… È stata dura rinunciare!




Di seguito la scenetta “Che pazienza che ci vuole!”



GaltaJi, il tempio delle scimmie
Per chiudere questa giornata incredibile, abbiamo visitato GaltaJi, il tempio delle scimmie.
“Costruito in una stretta gola fra le rocce, questo complesso è chiamato anche tempio delle scimmie a causa della numerosa colonia di macachi e langur che qui vivono.”


“Il Galta Jil è in realtà un complesso di templi più piccoli che si articola su più livelli, delle vere e proprie terrazze che offrono scorci incantevoli sulla valle e le montagne circostanti.
Il cuore del complesso è costruito su tre terrazzamenti e dinnanzi alle strutture sacre si trovano delle grandi vasche contenenti l’acqua che sgorga dalla fonte più alta.
La fonte è la bocca di una statua a forma di vacca, animale sacro per eccellenza. Per questo motivo l’acqua di queste piscine viene considerata sacra al pari di quella del fiume Gange.
Non è raro vedere i fedeli bagnarsi e immergersi nelle vasche, dediti alla loro attività di purificazione.”


Il Tempio fu costruito nel 1726 da Diwan Rao Kriparam, un cortigiano di Sawai Jai Singh II.
I pellegrini compiono abluzioni, immergendosi nelle vasche e lavando via i peccati.


Siamo scesi verso il complesso dei templi e abbiamo avuto una esperienza ravvicinata con un santone.


È stato bello, anche perché quell’uomo infondeva una fiducia particolare, lui:

…eppure sentivo un certo disagio. Probabilmente avrei sciolto le motivazioni proseguendo il percorso, recuperando la mia dimensione all’interno del viaggio stesso e la mia idea di spiritualità.



Nel tornare, lungo la strada, abbiamo invece incontrato lui: il santone più pop del nostro viaggio.


Poi ci siamo fermati in una piazzetta con gli scivoli per i bambini, per guardarli giocare al tramonto.




Un pezzettino del mio cuore è rimasto a Jaipur, senza alcun dubbio.
Ogni giorno che passava, mi sentivo sempre più pronta ad abbracciare ciò che sarebbe venuto nei successivi.
Ed è stata una fortuna, perché quanto più mi ha colpita dopo Delhi, perché ancora mi confonde, sarebbe arrivato proprio il giorno dopo, a Pushkar.













