Cuba. Parte quinta: Trinidad

La sensazione che il battito del mio cuore si fermasse, che il cuore stesso, disorientato e assetato di comprensione, mi si staccasse dal torace per sospendersi in aria, nel tentativo di scrutare la realtà e afferrare il senso delle cose prima della mente, l’ho provata a Trinidad.

La città patrimonio UNESCO. La città dalle case perfettamente mantenute e colorate.

La città dove più che altrove siamo stati fermati in strada per avere sapone, magliette e.… paracetamolo.

Perché puoi lasciare i soldi a Cuba ma le medicine non ce le comprano, perché le farmacie sono dannatamente vuote.

(Trinidad, interno di un’abitazione, famiglia)

Pensi a cosa sia la libertà. Lasciare che la tua gente resti all’oscuro del mondo o lasciare che qualcuno venga a stritolarti per toglierti tutto quello che hai sulla tua terra?

Cosa è e cosa dovrebbe essere questa libertà. Una parola così abusata che mi viene la nausea a sentirla menzionata per qualsiasi sciocchezza.

(Trinidad, storie da bar)

Non invidio alcuna felicità cerebrolesa che possa far credere che la libertà sia restare nei propri limiti, declamando di essere sé stessi. Non ho neanche la presunzione di conoscermi così bene.


Ho la presunzione, però, di trovare interessante conoscermi meglio.


E a contribuire a farmi uscire da un periodo di annichilimento mentale è arrivato questo viaggio, e in questo viaggio sono arrivate delle donne straordinarie, con cui parlare, riflettere e crescere.

(Trinidad, un uomo sulla soglia di casa regge una gabbietta con un uccellino, mentre due cani si accoppiano sul marciapiede)
(Trinidad, il lutrascarpe)

Quanto di più duro ha colpito noi tutte è che, nella maggior parte dei casi, quando ci siamo avvicinate alle realtà più povere, i bambini, soprattutto i più piccoli, di età inferiore ai dieci anni, non sorridevano, neanche con le coccole.


Questa cosa ci ha raggelato il cuore.


Riprendere questi bambini immersi nella corsa e nella gioia è stato bello come una magia.

E anche a Trinidad, tutti sempre comunque a scuola.

Un pomeriggio abbiamo fatto un po’ di strada a piedi, nella periferia, fino ad arrivare alla zona dei treni d’epoca. Un posto dal fascino incredibile.


Cuba, ancora un’altra dimensione!

Ci sono volti che non dimentichi più per il resto della vita.

Trinidad, a bordo del treno… e niente, bimbe, vi adoro!

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