Cuba. Parte prima: L’Avana

Amore a prima vista

(Continua dalla Introduzione…)

Un posto come Cuba per una persona come me, che frulla passato e presente, è in effetti pazzesco. L’Avana è incredibile.

Ed è piena di librerie e quando ci passi davanti senti un odore che è della carta, ma non lo sentivi in libreria dagli anni novanta.

(Habana Vieja, calle Obispo, libreria e, in primo piano, il ritratto di Haydée Tamara Bunke Bider, detta Tania la guerrigliera. E sopra un piattino con Hemingway – che a Cuba ci ha passato vent’anni!)

E ovviamente il Che è ovunque.

(Habana Vieja, uno spaccio)

Il primo giorno all’ Habana Vieja è stato come un miracolo. Il mal di stomaco? Scomparso. Senza neanche rendermene conto ho iniziato a costruire la mia separazione dal resto del mondo, per immergermi solo in ciò che avevo davanti agli occhi.

(Habana  Vieja, Famiglia, ora più grande – lei era al nono mese)

E L’Avana è unica ad aiutarti in questo. Qualsiasi città in altri continenti senz’altro ha questo potere su di noi, ma L’Avana lo fa in un modo che non avrei mai immaginato…

(Habana Vieja, una giovane e dolce ragazza
 sorride alla telecamera)

A tratti ti senti a casa e a tratti pensi che sei in una realtà parallela, come ingoiato da un buco spazio temporale.

No, non si tratta banalmente di un “tuffo nel passato”, come molti immaginano.

Perché tu cammini e, appunto, ti senti a casa, e poi all’improvviso sei in questa realtà che ti riproduce, sì, casa, ma deturpata, come il mondo al contrario di certe serie e film.

E a me piace.

Come se la destabilizzazione che hai dentro trovasse una collocazione.

Tu stessa la disprezzi ogni giorno e ti dici che sei fuori luogo e fuori contesto. E lì… ti trovi che quello che hai dentro ti si materializza fuori e lo vedi e lo comprendi e lo analizzi e pensi: è normale.

Palazzi splendidi crollano come se all’improvviso non ce la facessero più. Guardando le macerie tra un edificio e un altro che ancora resistono, lo immagini, quello crollato, un attimo prima di abbattersi su sé stesso, con pezzi già staccati, ma che mai si è piegato, e ormai stanco di aspettare ancora che accada qualcosa.

(Habana Vieja – una ragazza posa davanti alle macerie di un
palazzo che, stanco, ha deciso di lasciarsi andare)

Empatizzi col palazzo crollato e con quello sta perdendo i pezzi, dove ancora stendono i panni.

La prima indescrivibile emozione l’ho provata quando ci siamo recati all’ingresso della scuola per vedere entrare i bambini. Vederli in riga cantare l’inno e dichiararsi orgogliosi del socialismo e della rivoluzione è un’esperienza molto forte.

(Habana Vieja, fuori scuola, inno)
(Habana Vieja, fuori scuola)

Ma quello che a distanza di qualche ora ti resta più di ogni altra cosa impressa nella mente è che non hai mai visto tanta gioia e dolcezza in dei bambini fuori scuola.

(Habana Vieja, un abbraccio forte)
(Centro Habana, bambini giocano a pallone nei vicoli)

Ma a L’Avana a scavarti dentro è il Centro Habana.

Strade sature di sentimenti liquidi, di rugiada, dense di umida povertà appiccicosa, in cui anche l’amore ti resta attaccato addosso. L’amore di un uomo per le sue figlie, l’amore di una bambina per le sue sorelle. L’amore delle prostitute che lo fanno per fame e disperazione.

E ti resta addosso, l’amore, solo a vederle, perché l’amore è questo: un sentimento di bisogno che lasci ti si appiccichi addosso e senza sdegno. Se ti sdegni non lo saprai mai cosa è davvero. Nessuna sublimazione, che non ce n’è bisogno, nulla di aulico… questo bisogno appiccicoso ti scorre dentro e si trascina l’anima. E quando lo hai compreso e capito e accettato, sei in pace con te stesso e con chiunque e al Centro Habana ti ci senti a casa.

Nessuna tensione. Solo vita e gioia e disperazione. Solo amore. Se lasci che la vita ti metta alla prova sai di averla superata quando in un posto come il Centro Habana pensi a quanto amore hai dentro e a quanto riesci a riconoscerlo intorno a te. Negli occhi della gente.

(Centro Habana, famiglia)

I vicoli interni del Centro Habana ricordano Forcella, con i bambini che tirano calci al pallone, parte di un unicum assurdamente umano. 

Oggi ci ripenso e mi esplode il cuore. Non sapevo più cosa volessi. Voglio solo amare. Ogni prostituta e ogni bambino al mondo.

(Centro Habana, bambini giocano a pallone nei vicoli)

L’Avana… Continua nella seconda parte! A presto!

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *