Cuba. Conclusioni.

Tutto il mio viaggio a Cuba è stato accompagnato da questa parola che non ha fatto altro che rimbombarmi nel cervello, come una pallina pazza che non smette di sbattere contro le pareti di una cella: STROZZATA.

Ho parlato di tensione, ho parlato di plastico, ho descritto emozioni contrastanti e dolorose… Tutte sensazioni racchiuse in una morsa, quella di un’isola strozzata.

Puoi dirmi che c’è dell’altro, che… Può esserci qualsiasi cosa di altro, ma non mette in secondo piano questa asfissia da strozzamento.

Che cosa è la libertà?

(Pensi a cosa sia la libertà. Lasciare che la tua gente resti all’oscuro del mondo o lasciare che qualcuno venga a stritolarti per toglierti tutto quello che hai sulla tua terra?
Cosa è e cosa dovrebbe essere questa libertà. Una parola così abusata che mi viene la nausea a sentirla menzionata per qualsiasi sciocchezza – Parte quinta – Trinidad)

Quando pensi a cosa sia sbagliato e a cosa sia giusto, collega il cuore al cervello e il cervello allo stomaco e prendi posizione, “take sides” (cit.)

Prendi posizione, qualsiasi sia la conseguenza… e vedrai come ti sentirai più leggero… e libero.


Quanta sofferenza sprecata a pensare che facesse qualcosa… Qualsiasi cosa.


NON FA NIENTE.


L’Avana, sdraiata a terra per riprendere i bambini. Lo capisci che non fa niente?


L’Avana, bambini che giocano a pallone in strada, come a Napoli, come me quando ero piccola e volevo solo giocare a calcio.

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