Ricordi di ghiaccio

I miei ricordi sono compatti, densi.
Posso toccarli, li vedo, li ascolto,
hanno odore, sapore.

La mia memoria ha assunto un corpo, tangibile,
scorro le dita sulla sua superficie,
è ruvida e discontinua,
come le cose difficili da accettare,
a tratti è liscia e morbida,
come ciò che di più tenero vi è al mondo.

I miei ricordi sono solidi.
Minuscoli frammenti galleggiano nel sogno,
nel non reale in cui non mi riconosco,
reclamando un ricordo che non appartiene loro:
la mia memoria è solida, non si è dissolta.

“Ti prego svegliami e dimmi che non è vero.”
Lo avevo pensato?
Lo avevo detto?
Non lo ricordo più.
Ma eri così distante da non sentire nulla.

Ho freddo. Nella pancia.
La mia memoria solida si è fatta ghiaccio.
In un reale in cui non mi riconosco.

Ho morso il ghiaccio e mi ha tagliato la bocca,
scendendo poi nella pancia.

Ho freddo nella pancia e me lo voglio ricordare.

E delle ferite ardenti nella mia bocca ricorderò ogni piega,
e come se mai vi si fosse posato il tuo sapore,
di te non vi è già più nulla.

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