Il Vietnam del nord, che mi ha sussurrato “torna”

Quello che è importante per te non lo è per qualcun altro


Sono tornata da questo viaggio serena, in pace con me stessa, sebbene con il rammarico di non aver vissuto tutto ciò che mi aspettavo, ovvero di passare più tempo nell’entroterra delle montagne a contatto con le famiglie del posto, così come non abbiamo goduto appieno della natura straordinaria del paese a poca distanza dalle zone che abbiamo battuto lungo il nostro itinerario, lungo paesaggi comunque incredibili e unici, tra risaie indimenticabili.

Abbiamo visitato villaggi di montagna lontanissimi dalla città e avuto modo di restare colpiti dall’organizzazione, dall’ordine e dalla forma di ospitalità e apertura che ti riserva un popolo che ti sorride e ti accoglie senza aspettarsi assolutamente nulla.

Le ragazze sulla collina di the ambivano a farsi fotografare e abbiamo lasciato loro un omaggio, e questa è stata la situazione più turistica alla quale siamo andati incontro noi direttamente.

Le influencer cinesi che ho ripreso nelle mie foto testimoniano un fenomeno ancora diverso, legato al turismo oramai dilagante tra le persone di quel paese, che ne caratterizza le forme più globalizzate di pubblicità autoreferenziale, fruibile nei social.

Una mia compagna di viaggio in Myanmar mi raccontava di quanto fosse difficile evitare di inquadrare, nei campi di lavanda in Provenza, le influencer cinesi con gli ombrellini e con i perfetti abiti con i fiorellini.

La società cambia, evolve e devolve.


E In Vietnam? In un villaggio del nord, dove tutti i bambini vanno a scuola e le persone vivono prevalentemente di allevamento, agricoltura e artigianato, puoi trovare in strada le colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici. Lo sapevate? Lo immaginavate? “Sapevatelo, su Rieducational Channel”, vi direbbe la cara Vulvia! Ma come è possibile? Il Vietnam non è un paese povero?

Il racconto di questo viaggio prende il via da un confronto, avuto con una persona amica, per la quale provo un sentimento profondo e sincero.


La mia amica ha letto fino a consumarlo il mio racconto di viaggio a Cuba, cogliendo tutto quanto mi aveva portato a quella lenta e lunga elaborazione, facendomi sentire capita così profondamente: come lei nessuno prima; una persona così diversa da me, che però sento sempre a me vicina quando si tratta di prendere posizione e credere nelle giuste cause. E a cui riconosco l’intelligenza, quelle rare volte che riesco a sentirla, di sapermi ricondurre nella giusta direzione, di dotarmi di quella capacità di discernimento che mi impedisce di andare incontro a inutili battaglie contro i mulini a vento.

Sto parlando di una persona che non condivide le mie scelte di viaggio, ma non mi aspettavo, quando le ho spiegato quanto il Vietnam mi abbia fatto sentire avvolta in un abbraccio morbido e continuo, che mi rispondesse che non capiva perché un viaggio che arricchisca debba essere un viaggio in paesi più poveri rispetto al proprio… Che questi paesi sono accoglienti e veri ma non per questo più felici.

Per un attimo ho provato la stessa sensazione che avevo avuto dai confronti con chi mi criticava perché avevo deciso di fare un viaggio in India. Per subito dopo pentirmene: siamo diversi e le persone diverse da me lo sono anche tra loro.


Ma è chiaro che nel confronto con lei, siamo partite da una base lontana, distante, da punti di vista che se non si modulano, se non si spostano portando a inquadrare le cose anche da una panoramica diversa, non possono appunto incontrarsi.


Nella gestione del mio viaggio in Vietnam ho avuto dalla mia quanto ho imparato dal mio percorso in India: sento ancora sul mio viso, come se si poggiasse fisicamente sulla pelle delle mie guance, il sorriso canzonatorio delle donne indiane, per le quali potevo esserci o non esserci, dal momento che la mia presenza non mutava il loro equilibrio e assumeva una importanza del tutto relativa, fermo restando il “sentirle pensare”: qualsiasi cosa tu possa credere, Laura, per me non ha importanza alcuna. Qualsiasi cosa tu ritenga corretta, riguarda solo te.


Il fatto di essere una privilegiata che vive in un paese dove io, però, che posso permettermelo, posso avere accesso a cure specialistiche di avanguardia e alla cultura, riempendomi la casa di tutti i libri che voglio, ad esempio, mi porta a vedere solo il bello e il buono nei miei viaggi, perché lontana dal prezzo che pagano le persone che vivono situazioni meno fortunate?


Ovviamente io viaggio per i motivi opposti e come me tante persone.


Quando sono tornata da Cuba senza parole, assorta nelle mie riflessioni e con la necessità di prendermi del tempo prima di parlarne, ho sentito da tante persone che erano state sull’isola racconti completamente differenti: storie diverse, di persone diverse, che viaggiano cercando cose diverse. E non mi sentirei di dire che è sbagliato un modo distante dal mio.


Tornando al Vietnam, ribadirei intanto che non è più oggi da considerarsi un paese povero. La soglia della povertà si è abbattuta drasticamente nel tempo, dopo gli anni ’90, e contrariamente ad altri posti il paese mantiene quella autenticità nella realtà manifatturiera e agricola dei villaggi.

Non è possibile operare confronti, non avrebbe senso lamentare, da parte mia, perché a Napoli non è così e oggi cammino per il centro storico e a tratti penso di non essere neanche più a Napoli? Abituata da più di venti anni a passare sempre nelle stesse strade a me care… Sarei ridicola.


Parliamo di posti distanti non solo nelle miglia che li allontanano, ma nella storia, nella cultura e nelle religioni, di popoli che è lecito non si incontrino, purché lo si comprenda e non lo si ritenga un problema.


La chiave per guardare con occhi diversi e quanto più possibile senza privarsi di una visione più ampia, perché almeno consapevole delle difficoltà nell’avvicinarsi a qualcosa da noi così distante, sta nel comprendere che le persone danno importanza a cose diverse, che ci sono posti in cui quello che TU ritieni importante non lo è importante, non lo è PER L’ALTRO.


E questo non ha a che fare con la povertà, ma appunto con la cultura di un popolo.


E ancora, è necessario capire che la cultura di un popolo non deriva da ciò che noi crediamo essere essenziale, a partire dalla letteratura mondiale fruibile a noi privilegiati.

Intanto, trovo difficilmente persone che, pur leggendo tanto, conoscano (come neanche io, naturalmente) testi quali “il dolore della terra” o “quando le montagne cantano”, restando anche solo alla narrativa contemporanea, tra quella vietnamita.


E quindi, quale cultura ti rendi accessibile, caro privilegiato? Solo quella cui tu ritieni di dover accedere, partendo da idee settoriali dettate dai tuoi inevitabili limiti.


D’altra parte, devo dire che mi attribuisco una grande fortuna a trovarmi nella condizione di aver letto classici, anche guardando solo a quelli della storia della letteratura italiana, che mi hanno aiutato a comprendere quanto debba mantenermi aperta alle diversità, seppur non riuscendoci, e che per avvicinarmi completamente a un popolo dovrei riuscire a mettere in discussione le basi stesse su cui ho costruito la mia coscienza, estranee nelle anime di un altrove sulla terra.


Molto dipende dall’intenzione con cui ti avvicini a qualcosa, questo anche nella lettura, se ciò che cerchi è esercitare la tua sensibilità nel sentire l’essenza di un racconto oltre la narrazione.

Dipende anche da ciò che scegli. Potrei dire che è facile leggendo “Cronache di poveri amanti”, che regalai alla mia amica anni fa, per un suo compleanno, invitandola a lasciarsi guidare dalla “voce del poeta”, oltre il racconto di un momento storico, doloroso quanto imbarazzante per il nostro paese, all’ascolto di anime che idealmente, grazie a Pratolini, lo hanno vissuto.


E ora è giunto il momento di rileggere il mio viaggio. Di raccontare, con il tempo che quanto più possibile cercherò di dedicarvi, con le immagini, un paese che mi ha sorriso con tutta la dolcezza del mondo, che mi sussurra di tornare a farmi accarezzare il cuore, anche nel caos dilagante e assurdo di Hanoi.


Perché accade che quanto tutto ciò che c’è di diverso e lontano da te ti faccia star bene.


E non per questo sceglieresti di andarci a vivere, senza riconoscere una distanza storico-culturale e il fatto che io, Laura, mi senta, come ho scritto nel mio racconto del viaggio in India, “un’occidentale, decisamente tutta occidentale.”


Poi ci sono persone come Alessandro (uno dei fotografi conosciuti nei miei viaggi) che hanno scelto la Cambogia e tanti come lui i paesi più disparati e distanti: persone in grado di guardare talmente oltre da comprendere ancora più profondamente cosa hanno dentro.


È un passo che non so se mai riuscirò davvero a fare nella mia vita, ma il tendervi, costantemente tendervi, mi aiuta a sentirmi più consapevole delle mie scelte, del mio credere, e quindi davvero viva.

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