A KIND OF LANGUAGE

STORYBOARDS AND OTHER RENDERINGS FOR CINEMA


OSSERVATORIO FONDAZIONE PRADA, MILANO


Una piccola premessa: ci sono posti e storie che non immagini…


…perché non orbitano nella sfera delle tue abitudini culturali. Così, ad esempio, ho scoperto, curiosando tra le mostre in corso a Milano, l’esistenza della FONDAZIONE PRADA e dello spazio elegante, organizzato e ampio, che continuavo a non immaginare affacciandomi solo inizialmente al suo ingresso.


“Fondazione Prada, un’istituzione culturale creata nel 1993 da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, opera nella convinzione che l’arte e lo studio siano utili e necessari per comprendere i cambiamenti che avvengono nel mondo attraverso prospettive inedite e coinvolgenti.”

https://www.fondazioneprada.org/mission/


“L’arte e lo studio sono necessari a comprendere i cambiamenti…” anche ad accettarli, a elaborarli. Questo me lo hanno insegnato i grandi artisti, soprattutto i pittori, della storia. Diciamo spesso che l’arte rigenera, e il motivo è che aggancia le nostre emozioni a dei perché, si fa motore del desiderio di andare oltre, di abbracciare quel perché che insieme agli altri aiuta a superare qualsiasi cosa: vale sempre la pena di scoprire cosa ancora possa accadere domani.


“Nel corso di questi trent’anni mi sono interrogata in varie forme su come la ricerca artistica e intellettuale possa incidere sulla vita delle persone. Cercare risposte sempre più attuali a questa domanda è lo scopo fondamentale della Fondazione.” Miuccia Prada, Presidente e Direttrice.


A KIND OF LANGUAGE, LA MOSTRA A MILANO FINO AL 08/09/2025

Intanto, di cosa si tratta esattamente? Cos’è lo Storyboard nel cinema?


“Lo storyboard ha diverse funzioni: traduce le idee del regista in immagini, fornisce un piano operativo visuale dettagliato per la lavorazione del film e contribuisce allo sviluppo dei personaggi, all’ambientazione delle scene e all’avanzamento della narrazione; riveste un ruolo fondamentale in tutte le fasi operative di un film.

Nella preproduzione lo storyboard completa visivamente la sceneggiatura e aiuta a predisporre la messa in scena.

Durante la produzione può essere utile nel guidare le riprese, offrendo indicazioni dettagliate per coordinare le differenti figure professionali coinvolte nel set.

Nella postproduzione, infine, supporta il montaggio e l’integrazione degli effetti speciali, garantendo coerenza e continuità tra le diverse parti della storia.”


Non è ancora chiaro? All’atto pratico cosa ho visto in questo percorso?

Una serie di materiali, tavole, per lo più, con le illustrazioni di scene, sprazzi di sceneggiature e scenografie, che mi hanno riconnesso con film che conoscevo già e lasciato immaginare quelli che non ho ancora mai visto.


Facciamo qualche esempio!

Come non riconoscere la mistura di reale e surreale del caro Terry Gilliam? Sia nelle tavole dello stesso Giliam (qui sopra) che in quelle di Pablo Buratti (qui sotto).

Restando con Gilliam, uno storyboard che mi ha divertito molto vedere è stato quello di Paura e Delirio a Las Vegas!
Anche riconoscere il suo tratto nel disegno tra il primo e il secondo storyboard è stato affascinate.

E per restare in tema di ciò che mi ha incuriosita perché appartenente alle mie esperienze filmiche, ecco una parte del delizioso storyboard di The Grand Budapest Hotel, di Wes Anderson.

Poi ci sono state le sorprese, quelle dove la poesia della tavola e quella della scena hanno colpito allo stesso modo, per analoga sublime eleganza:

“Per molti creare gli storyboard è parte integrante del processo.
Impostare visivamente una scena per poi definirne l’andamento può aiutare il team coinvolto nella realizzazione del film a riflettere sulle relazioni tra i personaggi, a immaginare come sviluppare la narrazione o a comprendere il miglior modo di trasmettere l’essenza di una particolare sequenza.

Può anche aiutare a correggere i problemi, per esempio quando qualcosa non sembra del tutto convincente in un personaggio o in un’interazione fisica, e offrire un riferimento visivo agli attori.

Sul piano tecnico, gli storyboard possono aiutare il regista a determinare le angolazioni più efficaci per l’illuminazione e le riprese, o il miglior modo di impiegare le dissolvenze ed eventuali effetti speciali.” Melissa Harris, curatrice.

L’occhio qui sopra è invece catturato dallo storyboard di una serie, The Affair, ideata da Sarah Treem e Hagai Levi, del 2014/19. Lo storyboard è di David Lowery su progetto di Steven Fierberg.

Probabilmente non è uno dei progetti a voi più noti.


Nel catturare immagini, ho lasciato guidarmi dallo stupore per le tavole che più colpivano la mia fantasia di neofita nella scoperta di tale forma d’arte, prima a me ignota.


E questi disegni mi sono piaciuti tantissimo!


Sono riprese due scene:

una di un episodio iniziale della serie, in cui Alison, la protagonista, cade volontariamente all’indietro sul lato di una barca, riemergendo in superficie;

l’altra, di un episodio molto più tardo, in cui Alison viene assassinata per annegamento e lentamente scivola nell’abisso del mare.

Storyboard altrettanto affascinanti e di progetti sicuramente ben più famosi presenti in mostra sono, ad esempio, quelli di Piccolo Buddha o Mamma Roma.

Ritengo che descrivere i tratti a penna riportati dallo stesso Pasolini (ovviamente si tratta comunque di riproduzioni) con una foto privi della emozione davvero forte che potrete vivere andando a visitare la mostra, dal momento che è ancora in corso.


Poi, per me, è arrivata la piccola sezione del colore delle rose…

Perché questo film mi fa pensare alla delicatezza dei petali di rosa, di quelle piccole, appena socchiuse dal loro essere boccioli, e tenere, proprio del colore su cui è posato quel foglio di sceneggiatura che vedete nella foto qui sotto.

Per me è la pellicola dei petali del fiore più dolce e delicato, che ha spine pungenti e affilate per difendersi.

Ma non può, in verità.

Nel momento in cui ancora giovane viene reciso muore, come i sogni non vissuti di una fanciulla.


Di fronte allo storyboard de il Giardino delle Vergini Suicide, mi sono quasi commossa: è un film che mi ha impressionata e lasciata colpita a lungo, nei mesi successivi alla visione.

Ho adorato gli schizzi del 1998, per la pellicola di un anno più tardi, ad opera della stessa Sofia Coppola…

…e il fatto che la riproduzione dello storyboard e la pagina della sceneggiatura fossero presentate dall’audio del brano Playground Love degli Air, che hanno composto la colonna sonora del film.

Sono quindi passata per storyboard di opere iconiche come Dune, di Alejandro Jodorowsky – storyboard di Max Douy, Interstellar, di Christopher Nolan – storyboard di Gabriel Hardman, GoldenEye, di Martin Campbell – storyboard di Martin Asbury e dei disegni di Federico Fellini del 1973 per Amarcord, per citare esempi illustri, e quindi per qualcosa che ancora desidero riportare direttamente:

Julieta, regia di Pedro Almodóvar, 2016, storyboard di Pablo Buratti, perché di Pablo Buratti ora voglio scoprire tutto e ho già cominciato, curiosando in rete…

E qui sotto abbiamo un disegno di Rebecca, di Alfred Hitchcock, 1940!

E qui, ancora una sorpresa che mi ha regalato un sorriso e avvolta nel ricordo del mio fantasticare di bambina, intriso del desiderio di essere rapita dagli alieni: lo storyboard di Close Encounters of the Third Kind, Spielberg, 1977, disegni di Ron Cobb dello stesso anno.

Sol, La, Fa, Fa, Doooo!

A questo punto si è passati al piano superiore… Questo posto è incredibile, come dicevo all’inizio, uno spazio che non si immagina prima di entrarci, anche per l’atmosfera, tipica degli ambienti ricavati in architetture industriali, tra ferro battuto, vetrate e parquet.


Qui sono ripartita dalla fine, nel senso che lo storyboard sul quale mi sono precipitata era quello vicino all’entrata ma anche all’uscita, ovvero l’ultimo del percorso, ma sono stata ancora una volta rapita dal tratto di Pablo Buratti, stavolta con “uno stile noir e fumettistico, in sintonia con la trama horror”.


Abbiamo infatti il suo lavoro per 30 Coins, serie televisiva diretta da Álex de la Iglesia, del 2020-23, che narra delle indagini di un esorcista che, analizzando strani fenomeni, scopre un complotto globale legato ai trenta denari di Giuda.

Ma, accidenti, stento a crederci: Buratti mi ha conquistata al punto che, solo dopo essermi soffermata sul suo lavoro, vengo catturata da uno dei miei più grandi amori? Ingmar Bergman è lì ad aspettarmi! Di Persona e di Fanny and Alexander, 1966 ci sono il diario di lavoro e la sceneggiatura delle riprese di Bergman, ma il primo colpo al cuore è la video proiezione che riproduce la scena iniziale di Persona.

Dunque, anche il secondo piano è magico e apre a delle perle rare.

Di seguito giusto una delle immagini dello storyboard di J. Russell Spencer, di The Great Dictator, di Charlie Chaplin, 1940.

Andando più avanti, nel fondo della sala, abbiamo invece la sezione della carezzina sul cuore. Sì, non saprei come altro definirla, perché è senz’altro una carezzina tenera sull’anima quella che ti arriva mentre ti lasci cullare dall’incanto! Un altro mondo ancora, fatto di sogni di bambina: Walt Disney Productions, storyboard di Disney Studio Artist, Snow White and the Seven Dwarfs, 1937, Fantasia, 1940, Pinocchio, 1940.

Fantasia, lo avete visto? Lo ricordate? “Uno dei progetti più innovativi di Disney”: è davvero nata prima la musica? Se non lo sapessi, potresti dire che non siano state le immagini a portare alla creazione di un sonoro che sembra essere fatto apposta per loro? “Gli storyboard illustrano il capitolo ispirato a L’apprendista stregone di Paul Dukas, dove Topolino, usando la magia, dà vita a secchi e scope.”

E poi chi c’era a salutarci dai meravigliosi anni anni Trenta? Ma lei, la deliziosa e intramontabile Betty! Dagli animatori di Fleischer Studios, Betty Boop, Modello di Betty Boop con annotazioni e Betty Boop, studio per i movimenti della bocca (straordinario!) per riportare alcune immagini.

Cos’altro troverete è una sorpresa, se riuscite ad esserci!

Naturalmente potete recuperare i riferimenti dei lavori in mostra in rete, vi lascio solo ammettendo che scattare immagini decenti con il mio cell, di fronte alla sorpresa di storyboard come quelli di West Side Story, del 1961, piuttosto che di Wings of Desire – Il cielo sopra Berlino, 1987, o, sì, pure lui ho ritorvato, Un chien andalou, regia di Luis Buñuel su sceneggiatura di Salvador Dalí e Luis Buñuel, del 1929… non è stato semplice e non posto nulla.

Vi lascio con due ultimi regalini:

una immagine catturata da Pather Panchali – Il lamento sul sentiero, regia di Satyajit Ray, 1955, Storyboard di Satyajit Ray, che ho trovato sublime, nel tratto, nella scelta del colore…

e… immancabile per un finale di tutto rispetto, PSYCO, regia di Alfred Hitchcock, 1960, Storyboard di Saul Bass.

ENJOY!

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