Aria rossa


“È bello, fai un po’ vedere.”

Mi prese il polso. Era la prima volta che lo incontravo, la prima che mi guardava, la prima che potevo vederlo guardarmi.


Il mio cuore si era liquefatto, ma solo in parte, assumendo le sembianze di una impacciata poltiglia che cerca di comportarsi con dignità, concentrandosi su un battito regolare, provando a rigonfiarsi nella sua rispettabilità di muscolo miocardico, ma senza riuscirvi: la piccola poltiglia si abbatteva sotto gli imbarazzanti tentativi di pompare il sangue, che sembrava a sua volta essere mutato, divenuto impalpabile, come aria, aria rossa.


“Non funziona, è rotto, non si può più dare la corda.”

“Dovresti farlo aggiustare. Era del nonno?”

“Sì. Ma si è fermato nel momento in cui feci l’incidente e mi trovai salva per miracolo. Ora mi prenderai in giro, ma sai, credo sia un segno.”


Sorrise.


Aveva un sorriso di miele.


Lo avrei mangiato con il pane, come una bambina ingorda.


“Il tuo sorriso mi incanta.”

“Il mio sorriso? Con te deve essere diverso.”


Diverso.

Perché.

Io non esisto.

Io sono un sogno.

Io non esisto.

Io sono illusione.

Io non esisto.


Il mio cuore si scioglie, tutto.
Il mio sangue è aria rossa.
Che tu puoi respirare.



Ti sogno ogni notte.

Sono nel bosco, tra gli alberi tra cui, mi hai detto, vorresti passeggiare.


Alti e flessuosi, che sembra siano stati accarezzati da un pettine d’argento con setole di piuma.


Lo immagino parte di un tuo mondo segreto accessibile solo a me.

Mi tolgo i vestiti e mi sdraio a terra.

L’odore dell’umido e delle foglie mi entra nelle narici e provo piacere.


Le foglie mi accarezzano le braccia e i seni, scivolano tra le mie gambe, mi invadono.

Sento scorrere dietro la schiena l’humus, gli insetti, i rami…

Tutto scorre dietro di me, come se ogni singolo granello di terra fosse vivo.


Non ho mai provato un godimento così completo, intenso.


Ti aspetto ogni notte nel bosco.

Prolungo l’attesa pur sapendo che arriverai un attimo dopo che sarò andata via.


Posso aspettare di più e ancora di più, per avere la sensazione di sfiorarti tra i due istanti in cui io scomparirò dal bosco e tu, invece, vi giungerai.


Ma non basta mai, arriverai sempre un attimo dopo che sarò andata via.


Giacerai in quello stesso punto in cui era steso il mio corpo e ne sentirai l’odore.


Come tutte le notti, prima che albeggi.


So che è così perché sento il tuo respiro accarezzare ogni mio sapore.


Attendo la notte successiva.


Perché non ti lascerò mai.

6 commenti

  1. Laura, il racconto è semplicemente meraviglioso. Letto tutto d’un fiato. Anche la foto è sublime e, nello stesso tempo, fine, sensuale, elegante.

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