Munch. Il Grido Interiore. Parte seconda – Amore e dolore o angoscia e nevrosi?

In copertina, Due esseri umani solitari, 1899

PROSEGUE DA PARTE PRIMA. Tra il 1893 e il 1896 Munch è a Berlino. Con Strindberg, Munch condivide anche l’alcolismo e l’amore per la moglie di Przybyszewski, il romanziere polacco che avrebbe coordinato la pubblicazione della prima monografia su di lui, guida del gruppo bohémienne di cui fanno parte anche lo scrittore Richard Dehmel e lo storico dell’arte Julius Meier-Graefe, fondatori della rivista Pan.

Rivista Pan? Eccovi serviti, by Treccani:

“Rivista trimestrale pubblicata a Berlino (1895-1900), all’inizio diretta da O.J. Bierbaum e J. Meier-Graefe, poi da un comitato con a capo W. von Bode. Espressione dello Jugendstil nella raffinata resa grafica, ospitò testi e immagini dei protagonisti della cultura del tempo, da F. Nietzsche a H. von Hofmannsthal, T. Fontane, R. Dehmel ecc.”

ma la pagina di Wikipedia dice qualcosa in più!

https://en.wikipedia.org/wiki/Pan_%28magazine%29#/media/File:Joseph_Sattler-PAN.jpg

E allora leggo e scopro che l’amato Franz Marc, una delle mie passioni giovanili, quando rapita delle avanguardie del novecento studiavo il Der Blaue Reiter, ha pubblicato su questa rivista e, in un articolo, scrive:

“In nature today, hidden under the veil of appearances, we look for things that seem most important than the ones discovered by Impressionists. And if we search and paint just this inner, spiritual side of the nature it is not for whim (…) but because we would look at it as it was once upon a time, when we saw violet shadows and ether all over things.” (fonte: https://ngravitystudio.wordpress.com/2011/04/15/art-on-the-wing-2-birds-by-franz-marc/)

Non ricorda tanto qualcosa di Munch menzionato nell’articolo della prima parte?

E comunque io conservo il cavallino azzurro acquistato al Thyssen-Bornemisza, riproduzione 3D di uno de “I grandi cavalli azzurri” (1911) di Marc.

Lo so, non è in condizioni invidiabili, diciamo…

Ma torniamo a Munch…

Il pittore espone in questo periodo a Copenhagen, Dresda, Breslau, Monaco, partecipa all’Esposizione internazionale di Chicago e dipinge alcuni dei suoli capolavori quali Il Grido (1893), Vampiro (1893/94), Il Bacio (1897) e una prima versione di Madonna (1894/95).

Gelosia II è del 1896. L’immagine è una delle molte versioni sul tema. Come non pensare all’audacia del dipinto in mostra? Ritrae proprio l’amico Przybyszewski, che appare con una espressione annichilita e impotente mentre dà le spalle alla scena che riprende la moglie che, con i suoi capelli, irretisce anche figurativamente un altro uomo.

In Testa d’uomo tra i capelli di donna (1898), i capelli di lei che avvolgono la testa del marito si fanno invece forma di accudimento. I capelli “ragnatela” della donna sono una immagine ricorrente in diverse opere, tra cui Gli occhi negli occhi e la meravigliosa Attrazione, che invito a cercare sul web.

A Salomè invece rimanda un dipinto che riprende ancora una volta il tema delle teste e dei capelli della donna, l’autoritratto del 1903 che il pittore fa di se stesso con il volto dell’amica Eva Moducci, violinista polacca. Eva Moducci ebbe a dire che il dipinto rappresentò “l’unico disaccordo che ci sia mai stato” tra lei e l’amico.

In effetti un capitolo a parte merita il rapporto di Munch con le donne, con l’amore e con il sesso.

Ne il Vampiro, l’immagine si trasforma in realtà da quella che il pittore dichiara essere l’idea originale, di “Amore e Dolore”, dove un uomo poggia la sua testa sul ventre di una donna e lei gli bacia il collo. Il titolo viene modificato su proposta di Przybyszewski e il pittore avrà da dire “se le persone amano deliziarsi di simbolismi angosciosi e chiamare un idillio Vampiro chi sono io per impedirlo?”

Ma a guardare alla sua storia con Tulla Larsen capiamo molto delle angosce e del rapporto controverso di Munch con l’amore.

Munch le dirà che devono vivere come fratello e sorella, è ossessionato dall’idea di trasmettere alla progenie le proprie malattie, del corpo, ereditate dalla famiglia della madre, decimata dalla tubercolosi, e della mente, come nella famiglia paterna.

Il dipinto L’Eredità in questo senso è impressionante e mi ha scatenato un morso allo stomaco.

L’amore inoltre veniva sicuramente dopo l’arte. Arrivò a vedere Larsen come di impedimento al suo lavoro, definendola “l’angelo nero della mia vita”.

La rottura con Tulla Larsen arriverà nel 1902 con un alterco che porta Tulla a sparargli e a ferirgli un dito e, poi, quando lei infine sposerà un altro artista.

Tulla verrà rappresentata come una assassina e lui come la vittima, nel dipinto in mostra Assassinio del 1906.

Tra il 1908 e il 1909 si rivolge a una clinica privata di Copenaghen in seguito a una crisi nervosa. Riporterà il soggetto della sua mutilazione e le conseguenze del suo episodio in modo caricaturale e segherà in due il ritratto doppio di lui e Larsen come atto simbolico di divorzio.

A questo punto ho scoperto l’esistenza di Alfa e Omega, opera letteraria illustrata che include litografie e piccole vignette ed è… inquietante, come potete leggere dal cartello:

In un appunto non datato del suo diario, dove il racconto della sua storia con Tulla si estende a considerazioni sulla pericolosità della donna, in assoluto, Munch riporta: “Il sorriso di un’amante – un sorriso ghignante – il sorriso di sangue della maschera. L’attrice del teatro della vita – e il volto della notte o del dolore è diventato l’immagine terrificante della testa di Medusa… La caricatura dell’amante. Il sorriso eterno, il sorriso che sempre tenta. Il sorriso della seduzione e della vittoria. Vittoria sull’uomo.”

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